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Inserita da ricetta 393 giorni fa | Media dei Voti: 5 con 1 voto(i)
Categorie: Vino
Tags: vino dessert lamponi prosecco
Ingredienti
Per 4 persone: 350 gr di lamponi, 6 cucchiai di prosecco, 250 gr di mascarpone, 1 arancia, 1 cucchiaio di miele, 3 cucchiai di vino bianco, cioccolato bianco q.b., amaretti q.b.
Preparazione
Mettete a marinare i lamponi con il Prosecco per almeno un paio d'ore in una ciotola chiusa.
Trascorso il tempo filtrate poco più della metà dei lamponi per eliminare i semi e mischiate tutto con i lamponi messi da parte.
In un tegame, montate il mascharpone e insaporitelo con il succo e scorza dell'arancia, il miele e il vino bianco dolce.
In quattro bicchieri da dessert mettete la crema di mascarpone e ricoprite con la frutta. Passate in frigorifero per quattro ore e poi servite con scaglie di cioccolato e briciole di amaretto.
Consiglio
Al posto del Prosecco, potete utilizzare anche del vino bianco frizzante.
Curiosità
Questo dessert contiene 44 mg di sodio. Continua a leggere
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Inserita da ricetta 404 giorni fa | Media dei Voti: 5 con 1 voto(i)
Categorie: Vino
Tags: vino pesche frutta
Ingredienti
Per 4 persone: 700 g. di pesche gialle, 150 ml. di vino bianco dolce, 30 g. di zucchero, una bomboletta spray di panna montata (facoltativo).
Preparazione
Lavare le pesche, sbucciarle e ricavarne degli spicchi di un cm. di spessore; versarle in una ciotola ed unirvi lo zucchero e il vino.
Lasciare riposare un paio d'ore in frigorifero, quindi dividerle in quattro coppette e servire, guarnendone ognuna con della panna montata. Continua a leggere
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Inserita da matilde 848 giorni fa | Media dei Voti: 5 con 1 voto(i)
Categorie: Vino
Tags: vino barbera
Ma si dice "il" Barbera o "la" Barbera? Il vino in quanto tale deve essere pronunciato al maschile o esiste anche la versione femminile? Nel linguaggio corrente, quando lo si nomina al maschile, si vuole indicare il vitigno, mentre quando la si coniuga al femminile si vuole identificare direttamente il vino. Il carattere di questo vino, diventato in tempi relativamente brevi, molto popolare e diffuso presso una vasta fascia di popolazione sarebbe sicuramente maschile, data l'ignoranza al gusto del passato, quando era un prodotto tannico e frizzante.
Se si dà credito alla versione popolare però, diventa subito evidente il "sesso" del vitigno: una volta si cantava: “… e la Barbera an pò veiota, fa stè alegher/fa stà en piota, fa pasà/tuti i sagrin…â€. Ma la questione non è da ritenere risolta solo dando credito alle filastrocche popolari, visto e considerato che il tema ha diviso, nel corso degli anni, studiosi, poeti e letterati. Giovanni Pascoli cosè la descrive nell'ode A Ciapin, composta per ricordare Giuseppe Galliano, morto ad Adua nel 1896 "Serba la tua purpurea Barbera/Per quando un giorno, che non è lontano/Tutto avvolto nella sua bandiera/Torni Galliano".
Paolo Monelli sposa la tesi per cui la Barbera è "uno dei pochi vini di sesso femminile" anche se nella sua opera O.P. ossia il vero bevitore così la definisce “… è il fante dei vini piemontesi, pista pauta e scaccianebbie , burbero, tutto vino, nel colore scuro, nelle macchie che fa sulla tovaglia, nell'afrore che dà al fiato, nel profumo forte…†riconoscendogli caratteristiche di robustezza e vigoria così decise che sembrano quasi farla pendere sul versante maschile.
Il prof. Calosso rinforza con maggior ardore l'affermazione della doppia identità: "La Barbera è un tipo di vino più maschio, benché il suo nome sia di genere femminile, e nessuno barbera di grammatico abbia il diritto di farlo maschile dicendi il Barbera, come dicono parecchi a torto. La maschia Barbera è di genere femminile tra gli indigeni e tale deve rimanere."
Anche il Di Rovasenda, studioso vissuto alla fine dell'Ottocento, e lo scrittore Mario Soldati, concordano con la teoria della Barbera al femminile.
Di tutt'altro avviso altri letterati, con in testa il Carducci, che afferma, in una lettera scritta ad una signora come "...quando ho l'onore di pranzare solo a solo con te: non va allora il Chianti e il Barbera è troppo duro" anche se, in età avanzata, si lasciò sfuggire un complimento al femminile, definendola anche "generosa". Dello stesso avviso lo scrittore piemontese Giovanni Arpino scrive "Oso borbottare anche perché ormai gli stessi enologi borbottano. Altrimenti, dove si troverebbe il coraggio di parlare male del Barbera, del Freisa, del Barolo, del Barbaresco?"
D'accordo con la mascolinità del vino si trovano anche Emilio De Marchi, Panzini, Castellaneta, Gianni Brera. Il grande giornalista sportivo lo definiva "vino di tutti i giorni che può anche essere fenomenale". Una sorta di mediazione tra le due versioni è la definizione data da Aldo Gabrielli: "Siamo nel buio più fitto...E allora, a mio avviso, non ci resta che accettare l'uso concordatamente femminile del luogo di produzione, tanto per il vitigno, quanto per il vino....Schieramoci dunque piemontesemente con "la" Barbera, e che buon pro vi faccia".
Luigi Veronelli, capostipite dei giornalisti del vino in Italia, ha utilizzato entrambe le espressioni. Sua è la frase "La Barbera, la prima, la più immediata nel ricordo è quella astigiana". Non mancano citazioni anche da parte di personaggi fuori dal giro enologico: lo stilista Ottavio Missoni cosè la promuove: " Si deve sapere che è un vino importante adatto a ruoli di primo attore" mentre per Cesare Romiti "Ha recuperato l'immagine di quello che veramente è: un grande vino italiano". Sempre andando a ritroso nel tempo, è interessante notare come il ruolo umile e proletario della Barbera sia stato sottolineato da un grande cantautore come Giorgio Gaber in ben due canzoni che la vedevano protagonista: "Barbera e Champagne" e "Trani a gogò". Continua a leggere
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Inserita da ricetta 863 giorni fa | Media dei Voti: 5 con 1 voto(i)
Categorie: Vino
Tags: vino spumante brut aperitivo pera
Ingredienti
1 Scatola Pere Sciroppate, 5 Cubetti Ghiaccio, 1 Bottiglia Vino Spumante Brut.
Preparazione
Trita il ghiaccio e le pere: 30 secondi a velocità 5. Unisci il loro succo: 30 secondi a velocità 7. Versa il tutto nella caraffa, unisci lo spumante e servi subito. Consigli: per le proporzioni tieni presente che il rapporto è 1 a 2 (300 G di composto di pere, 600 G di spumante). Continua a leggere
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Inserita da chef 879 giorni fa | Media dei Voti: 5 con 1 voto(i)
Categorie: Vino
Tags: vino aleatico
Croce e delizia dell'Elba: in questa frase si consuma la querelle dell'Aleatico, vino-simbolo di questa isola dell'arcipelago toscano, che ha dovuto scontare la sua fama e il suo successo con le mille copie, mal riuscite, che ne hanno offuscato in parte la sua bella immagine. Approfittando, infatti, di una legislazione a dir poco lasciva, molti imbottigliatori hanno approfittato del buon nome che aveva questo vino dolce, per mettere in commercio un vino liquoroso che di Aleatico aveva solo il nome o poco più. Magari con sopra l'etichetta lo stemma di Napoleone, che non guasta mai da queste parti. A onor del vero, c'è da dire che la Doc "Elba", per i vini prodotti nell'isola, è storia piuttosto recente, e i produttori si sono dovuti scontrare con pregiudizi piuttosto grossi, da parte dei consumatori riguardanti la qualità del vino isolano. Senza contare che, per fare un buon lavoro, sono stati cambiati, in molti casi, i sistemi di allevamento della vite, piuttosto antiquati e non certo rispondenti ai moderni criteri di qualità. Non parliamo poi della vinificazione in cantina, ancora allo stato primordiale in molti casi. Bisogna dire, che da un punto di vista storico, la coltivazione della vite ha sempre avuto un certo successo, rimanendo però confinata nel consumo familiare del vino o nella vendita di uve su altri mercati. È del secolo scorso, del 1879 esattamente, una monografia agraria sull'isola d'Elba, nella quale si stigmatizza il comportamento dei coltivatori che, di fronte all'abbondanza di tanta buona materia prima, non adottavano dei giusti sistemi di vinificazione, non traendo, in questo modo, un giusto profitto per il lavoro svolto. La tendenza era quella di non voler accettare consigli, lavorare seguendo criteri strettamente personali, senza mai mettere in discussione sistemi adottati per anni. Il problema principale derivante dalla produzione di Aleatico è il suo costo, che risulta alto se paragonato ai vini liquorosi, commercializzati sotto lo stesso nome. È facile intuire come il consumatore non evoluto ricerchi, in questo vino, solamente la dolcezza e un piacere derivante da un gusto lievemente aromatico. Si accontenta allora del vino più economico, senza andare a ricercare quello prodotto veramente nell'isola. Nella realtà, il prezzo è proporzionato agli alti costi della produzione, derivanti dall'appassimento e conseguente bassa resa. L'appassimento all'aria, che dura almeno una settimana, è la nota dolente di alcune annate, visto che, malgrado l'accurata cernita nella scelta dell'uva fresca, risulta facilissimo in periodi piovosi, far ammuffire tutto, con risultati negativi irrimediabili. Per la vinificazione, una volta detto dei pericoli di ammuffimento, si è adottato un sistema nuovo per l'appassimento delle uve. Non più cannicciati esposti al sole, che di notte dovevano essere coperti da teli per proteggerli dalla rugiada, ma speciali contenitori trasparenti, con circolazione dell'aria, per una migliore protezione e conseguente riduzione di lavoro manuale. La pigiatura viene effettuata in maniera soffice, fermentazione tumultuosa di 5-10 giorni, che prosegue poi tutto l'inverno, a volte fermandosi per poi riprendere in primavera. Per imbottigliare spesso non basta attendere primavera, rimane alto il rischio di rifermentazione in bottiglia, e così alcune aziende aspettano che il vino sia completamente stabilizzato. Quello che si ottiene alla fine è un vino passito atipico, a volte con sensazioni lievemente astringenti, sicuramente unico. Continua a leggere
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Inserita da chef 894 giorni fa | Media dei Voti: 5 con 1 voto(i)
Categorie: Vino
Tags: vino vin santo
Il Vin Santo si sposa da sempre con quella della Toscana, espressione reale di un territorio e di un vero e proprio modo di essere. E’ il vino della tradizione rurale, prezioso ed immancabile nelle dispense di casa, fedele compagno per ogni occasione di festa e convivialità. Il Vin Santo non può essere considerato una “creazione†esclusiva toscana, non mancando, infatti nel panorama enologico trentino, marchigiano, piacentino ed anche umbro, prodotti che, talvolta con nomi differenti, sono ottenuti con metodi di vinificazione molto simili. Proprio in Toscana, il Vin Santo abbia trovato un terreno estremamente fertile per il suo progressivo radicamento negli usi alimentari e culturali locali. Elementi questi che, uniti a condizioni climatiche e tecniche di lavorazione ottimali, hanno nel tempo contribuito alla nascita di un connubio assolutamente unico, per certi versi irripetibile al di fuori dei confini regionali. Ma vediamo di fare una ricostruzione storica del Vin Santo. Ed è quanto accade, almeno in parte, anche per il Vin Santo, diffusosi ai medievali albori delle sue origini non nelle desolate cantine dei ceti meno abbienti, bensì in quelle dei ricchi signori del tempo. La lavorazione delle uve per ottenere vini dolci e dai profumi intensi, operazione estremamente onerosa per l’epoca, nasce infatti dall’esigenza di soddisfare una vera e propria moda delle classi più agiate, desiderose di prodotti esclusivi che ben si distinguessero dai popolari vini garbi, come erano chiamati nei testi cinque-seicenteschi i vini asciutti e di diffusione popolare. E’ solo a partire dal XIX sec. che cominciò la progressiva “ruralizzazione†del Vin Santo, dovuta all’usanza di molti contadini di produrre accanto al vino da tutti i giorni, per sfizio o per capriccio che fosse, una piccolissima quantità di vino ottenuto da uve lasciate appassire lentamente, autentica delizia da sfoggiare e gustare in compagnia nei momenti più lieti dell’anno. Un vino davvero unico insomma, la cui fama e diffusione sono il frutto dell’incontro fra tecniche produttive di origine signorile ed un consenso popolare cresciuto nel tempo. Ed una storia tanto affascinante doveva per forza riservare anche qualche alone misterioso, come quello che aleggia intorno alla reale origine del nome Vin Santo. Nonostante secoli di acclarata diffusione, è infatti solo nella Oenologia Toscana di Cosimo Villafranchi, datata 1773, in cui per la prima volta si ha menzione del Vin Santo in un documento ufficiale. L’appellativo di “santo†è, secondo alcuni, ricollegabile all’uso che ne veniva fatto durante le celebrazioni ecclesiastiche, elemento che ne diffuse la nomea di “vino dei pretiâ€. Per altri il nome può essere fatto derivare dal momento di vinificazione vera e propria, che in alcune zone coincide con la festa dei Santi di Novembre, mentre c’è invece chi lo giustifica facendo riferimento alla Settimana Santa di marzo, periodo dell’anno in cui ha spesso termine l’appassimento dei grappoli o, in altri casi ancora, avviene l’imbottigliamento del prodotto finito. La storia, riportata da alcuni libri, che darebbe origine al nome durante il Concilio Ecumenico della Chiesa Romana e Greca, nel quale un vino fatto assaggiare al padre greco Bessarione fu battezzato “Xantos†per la sua similitudine ad un vino greco, sembra del tutto inventata se si guarda alla cronologia delle date nel quale il nome viene utilizzato nei documenti ufficiali. Il ruolo del Vin Santo nell’enologia moderna. Un primo passo essenziale è stato quello di aver eliminato il nome “Vin Santo†ai quei prodotti liquorosi, nati dall’unione di vino bianco, caramello ed aromi artificiali che niente avevano a che vedere con il prodotto originale. L’equazione del Vin Santo=biscotti da inzuppare è ancora molto diffusa: basti vedere i menu delle più classiche trattorie toscane. Questo non aiuta certo il prodotto a posizionarsi fra i grandi vini dolci mondiali, avendone il consumatore un’immagine distorta. Come si è avuto modo di affermare, spetta senza ombra dubbio alla Toscana il ruolo di patria putativa di questo prodotto, elemento confermato dalla sua presenza in ben 23 Denominazioni di Origine Controllata regionali sulle 40 complessive, a fronte di 6 soli “gettoni†fra le rimanenti Denominazioni della penisola. La scelta delle uve da impiegare, le diverse tecniche utilizzate in fase di vinificazione, dall’appassimento dei grappoli al periodo di maturazione del vino, i diversi contenitori di invecchiamento danno infatti vita ad una gamma di prodotti estremamente vasta ed articolata. Secchi, dolci, meno dolci, consistenze più o meno decise, rotondità al gusto non sempre raggiunte, sono tutti elementi che generano confusione al consumatore che vorrebbe capire meglio quale potrebbe essere una tipologia più riconoscibile. Continua a leggere
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